L’arte di trovare soluzioni: come il Gruppo Zenit unisce informatica e creatività

Ci sono aziende che capisci davvero solo quando smetti di chiederti che cosa fanno e inizi a osservare come pensano.
Il Gruppo Zenit è una di queste.

Il nostro terzo punto di vista nasce sempre così: non dall’analisi dei servizi, non dai cataloghi, non dalle slide. Nasce dall’ambiente, dalle persone, dalle connessioni invisibili che tengono insieme competenze molto diverse tra loro. Entrare negli spazi di Zenit significa entrare in un luogo che, prima ancora di essere tecnologico, è profondamente culturale e innovativo.

Questa impronta ha un’origine chiara, anche se mai esibita: la visione del suo CEO, Giuseppe Barbera, figura vulcanica e irrequieta, capace di muoversi con la stessa naturalezza tra sistemi informatici complessi e il mondo dell’arte contemporanea. Più che un collezionista, Barbera è un vero mecenate: qualcuno che non si limita a sostenere l’arte, ma la integra nella vita quotidiana dell’azienda, rendendola parte attiva del pensiero e del lavoro.

Gli uffici sono abitati dall’arte contemporanea. Opere, installazioni, presenze che non stanno alle pareti per abbellire, ma per disturbare positivamente lo sguardo, per rompere la linearità, per costringere chi lavora lì a non dare mai nulla per scontato. Gli artisti entrano, frequentano, dialogano. È un flusso continuo, non un’esposizione statica.

E questo, inevitabilmente, si riflette nel modo in cui Zenit affronta i problemi.

Parliamo di informatica, di sistemi complessi, di software che devono funzionare sempre, senza margine di errore. Ma la sensazione – osservandoli lavorare – è che la soluzione non venga mai cercata solo nella tecnica. Arriva prima un cambio di prospettiva. Come se l’abitudine all’arte avesse allenato il team a fare un passo di lato, a guardare il problema da un’angolazione meno ovvia, più profonda.

È forse anche per questo che Zenit riesce a garantire continuità, affidabilità e presenza costante. Non solo perché le infrastrutture lo permettono, ma perché la visione è globale. La sede indiana – operativa 24 ore su 24, 7 giorni su 7 – non è una semplice estensione operativa. È un altro tassello di questo modo di pensare: portare la stessa cultura, la stessa attenzione, la stessa sensibilità anche dall’altra parte del mondo.

Colpisce come, anche lì, l’arte contemporanea trovi spazio. Come se fosse un linguaggio comune, un filo che unisce Novara all’India, il giorno alla notte, l’emergenza alla progettazione. Un modo silenzioso ma potente per ricordare che il servizio continuo non è solo una questione di turni o fusi orari, ma di coerenza culturale.

Dal nostro terzo punto di vista, Zenit è un esempio raro di come l’eccellenza tecnica possa essere sostenuta e amplificata, da qualcosa di apparentemente lontano: l’arte. Ma forse è proprio lì il segreto.
Quando alleni lo sguardo alla complessità, trovi soluzioni dove altri vedono solo limiti.